La montagna

La montagna

La Majella (o anche Maiella) è il secondo massiccio montuoso più alto degli Appennini continentali dopo il Gran Sasso d’Italia, sempre in Abruzzo, la cima più alta è il Monte Amaro, con 2793 m. È sede dell’omonimo parco nazionale.  La vetta della Majella è visibile da oltre 70 chilometri di raggio: nelle giornate serene e limpide si può scorgere dal Gargano e dai monti della Daunia e dell’Irpinia (a cavallo tra Puglia e Campania), mentre da nord è visibile persino dal monte Amiata in Toscana e da San Benedetto del Tronto nelle Marche, persino dalle alture dell’entroterra dalmata oltre il mare Adriatico.
Mentre la parte ovest scende ripidissima verso la Conca Peligna, i fianchi est e sud e nord-ovest del massiccio sono solcati da profondi e ripidi valloni fino a gole profonde mentre che giungono a valle dopo 1500-2000 di dislivello, scavati da fiumi come l’Orfento, il Foro o altri.

Il clima della montagna è quello tipico: le precipitazioni nevose sono particolarmente abbondanti, registrando spesso record di accumuli nevosi, sebbene questi siano particolarmente variabili di anno in anno. Fresco e ventilato d’estate.

Un po’ di storia.

Nell’epoca preromana la Majella fu popolata al lato est dai Marrucini e dai Sanniti, e al lato ovest dai Peligni. Le città maggiori erano Sulmona, Guardiagrele, famosa per la presenza di necropoli, Juvanum e Teate. L’economia principale era l’allevamento e la pastorizia, e già esistevano dei percorsi appositi pastorali per la transumanza in Puglia.

Nell’89 a.C. gli Italici ribelli furono definitivamente conquistati da Roma, dacché a Corfinium una delegazione italica aveva costituito una Lega, nominando la città come Capitale degli Italici. Le vicende della zona rimasero invariate, fino alla trasformazione del Medioevo. Nell’XI secolo, dopo l’invasione dei Longobardi, la Majella divenne oggetto di culto cristiano, e molti monaci fondarono delle abbazie, oppure si ritirarono in eremitaggio. Nel XIII secolo tale pratica raggiungerà il suo apice grazie a Pietro da Morrone, che fondò gli eremi di San Giovanni, Sant’Onofrio e Santo Spirito a Majella. Le abbazie erano molto floride e influenti grazie appunto alla ricchezza del terreno, ed esempi sono l’abbazia di San Liberatore a Majella e San Clemente a Casauria, del IX secolo. Sorsero ovviamente cattedrali e basiliche importanti, come San Panfilo a Sulmona e San Pelino a Corfinio. Il territorio fu anche ben fortificato, con l’installazione di torri di avvistamento e castelli, per non parlare di veri e propri borghi-fortezza, come ad esempio il Castello De Sanctis di Roccacasale, quello dei Cantelmo a Popoli e il borgo diroccato di Civita di Danzica a Rapino.

Sul versante est Guardiagrele era la città più influente, tanto che aveva il diritto di coniare moneta, ed era importante fulcro religioso per la Cattedrale di Santa Maria Maggiore ; nonché commerciale grazie alla lavorazione dei metalli. Nel XV secolo la città più florida era Sulmona, benché colpita da un violento terremoto, era considerata la Siena degli Abruzzi. Il terremoto della Maiella del 1706 danneggiò gravemente gli abitati della Majella, in particolare Sulmona, che fu ricostruita in forme rinascimentali-barocche. Nell’800 la Majella fu rifugio del brigantaggio postunitario, che imperversò a Serramonacesca, Sant’Eufemia a Maiella e Pescocostanzo. Il simbolo storico delle scorrerie è una pietra incisa a graffiti presso il Passo Block-Haus sopra Pretoro, tale roccia chiamata “Tavola dei Briganti”.
Durante la Seconda guerra mondiale, la Majella venne presa d’assedio dai tedeschi nel 1943, e furono occupate Sulmona e Guardiagrele. Rocca Pia e Campo di Giove furono usati come centri di detenzione, mentre il versante di Fara San Martino veniva bombardato dagli americani e dato alle fiamme dai nazisti in fuga lungo la linea Gustav.

Turismo

Il massiccio ospita in tutto tre stazioni sciistiche su differenti versanti, geograficamente non collegate tra loro: la più nota e frequentata è la stazione di Passolanciano-Maielletta sul versante chietino, le altre sono quelle di Campo di Giove e Passo San Leonardo in territorio aquilano. Il loro bacino d’utenza tipico è il basso Abruzzo con le province di Chieti e Pescara e il basso aquilano.

Escursionismo ed alpinismo

Tutto il massiccio della Majella è percorso da sentieri escursionistici e percorsi alpinistici. Data la conformazione della montagna, anche le ascensioni alle vette più elevate non richiedono attrezzature da scalatore o conoscenza di vie ferrate, ma ciò non significa che non ci siano percorsi più difficili e rischiosi, che richiedano di affidarsi a una guida alpina ed escursionistica esperta.

Il percorso più noto è la via normale per Monte Amaro (sentiero n. 1 del CAI). È un sentiero che attraversa tutto il massiccio da nord a sud, toccando le cime più elevate. In 10-12 ore di cammino si sale sulla Maielletta, sulle Murelle, sul Monte Rotondo, sul Monte Acquaviva, si tocca la vetta di Monte Amaro e si torna indietro (o si scende sul versante opposto). In una giornata si riesce a vedere un campionario abbastanza completo di vegetazione, ambienti e panorami (nei giorni più limpidi, dalle vette si vedono le Isole Tremiti). Di rilevanza sono anche le vie direttissime dal versante ovest di Pacentro-Passo San Leonardo e i percorsi che salgono da Campo di Giove. Ampia è inoltre la possibilità di scialpinismo.

Dalla sommità la vista spazia dal Gran Sasso, al Velino-Sirente, ai Monti Marsicani, ai Monti Ernici e Monti Cantari fino al Monti del Matese. Sono visibili nelle giornate limpide anche il Promontorio del Gargano, le Alpi Dinariche della Dalmazia e il Mar Adriatico distante circa 40Km.

Arrampicata

Numerose le falesie per la pratica dell’arrampicata su roccia. Da segnalare la falesia di Roccamorice (Pescara) dove sono presenti più di 200 vie, il vallone di Pennapiedimonte (Chieti), la parete di San Domenico – Valle del Sole a Pizzoferrato (Chieti), la falesia presso le Gole di Fara San Martino (Chieti) con ben 8 settori.
La cascata del “Principiante”

Rifugi

  • Rifugio Bruno Pomilio (località Maielletta – Rapino)
  • Rifugio Martellese (Fara San Martino)
  • Rifugio Fonte Tarì (Lama dei Peligni)
  • Bivacco Cesare Mario Pelino (Fara San Martino)
  • Bivacco Carlo Fusco
  • Rifugio Filippo Di Donato (Sant’Eufemia a Maiella)
  • Rifugio di Marco (Caramanico Terme)
  • Rifugio Barroso (Caramanico Terme)
  • Rifugio Celidonio (Passo San Leonardo)

Al livello artistico e culturale, la Majella è molto ricca di borghi medievali arroccati sulla roccia, come Pacentro, Caramanico Terme, Fara San Martino e Palena. Inoltre molti altri centri, incluse le maggiori città di Sulmona e Guardiagrele sono stati inseriti nel Parco nazionale della Majella. La montagna all’epoca di Papa Celestino V fu molto frequentata dagli eremiti, che fondarono dei veri e propri monasteri, o piccoli conventi-romitorio dove meditare in silenzio. I castelli fortificati erano posti a guardia delle grandi abbazie che si trovavano nella pianura, a controllo del traffico di merci. Molto materiale storico si è perfettamente conservato, in stile più che altro gotico per quanto concerne la struttura delle chiese, realizzate con la caratteristica “pietra della Majella”.

Da sinistra a destra: Vista del versante sud della maiella – Lago di San Domenico (Comune di Villalago) – Veduta del borgo di Scanno

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